Il Museo Palazzo de’ Mayo è aperto al pubblico dal 2 giugno 2012, con ben 23 sale che occupano l’intero secondo piano del Palazzo, allestite con le collezioni d’arte permanenti che rappresentano, ad oggi, il cospicuo patrimonio artistico della Fondazione Chieti-Abruzzo e Molise a disposizione dei visitatori.

Nell’ala del piano prospiciente al Corso Marrucino è in mostra La collezione d’arte della Fondazione Chieti-Abruzzo e Molise” composta da un’accurata selezione di opere della Fondazione, che consiste in una cinquantina di opere tra dipinti e sculture che muovono dall’Ottocento ai nostri giorni. Nel percorso dell’800 spiccano le opere di Francesco Paolo Michetti, supremo cantore del realismo italiano e indiscusso protagonista dell’Ottocento europeo, e opere di grandi artisti quali Pasquale Celommi, “pittore della luce” famoso per le sue albe e le sue marine, lo scultore Costantino Barbella, la famiglia Cascella con le opere di Basilio, Tommaso e Michele. A conferma poi della costante politica di acquisizione della Fondazione, appartengono al percorso della collezione anche opere di artisti contemporanei, come ad esempio “Prima Neve” di Omar Galliani, oppure le serie di 12 lavori realizzati ogni anno da diversi artisti italiani contemporanei per illustrare la famosa Agenda Manzoniana.

L’attenta attività della Fondazione verso l’arte contemporanea è testimoniata inoltre anche dalle opere della mostra permanente dedicate al Ventesimo secolo, Nel segno dell’Immagine. Un percorso attraverso 130 opere tra dipinti e sculture di 90 artisti, messo a disposizione dai mecenati Alfredo e Teresita Paglione e che occupa ben 14 sale del museo collocate nell’area del secondo piano che si affaccia sul giardino.

Si parte da Aligi Sassu per chiudersi con un sala-omaggio interamente dedicata al pittore spagnolo Josè Ortega. Nel mezzo, scorrono i lavori di Leonardo Cremonini, Floriano Bodini, Piero Guccione, Giuliano Vangi, Claudio Bonichi, Ruggero Savinio, Giuseppe Modica, Giuseppe Bergomi, Robert Carroll, Carlos Mensa, Matias Quetglas e molti altri: attraverso le loro opere è possibile ripercorrere un’antologia della figurazione italiana della seconda metà del Novecento nell’accezione più libera del termine, permeata di realismo mai greve e declamatorio, pesantemente segnato dall’ideologia, ma un realismo venato di filosofia esistenzialista, capace di dialogare con l’Informale, la Nuova Figurazione, la Pop Art, l’Iperrealismo, la Pittura Colta, la Transavanguardia e soprattutto il Surrealismo.